[ 18:37 - martedì, marzo 27, 2007 ]



Anarchicamente Vostro.

Ho sempre avuto un rapporto tormentato e soprattutto non ricambiato con la politica. Vista così, con occhio esterno, sembra uno di quei salottini bene dove si prende del the con biscotti discutendo di necrologi da venire o venuti, del film visto l'altra sera, e si spettegola dei vicini. Qualcosa da vecchine artritiche insomma, niente da prendere troppo seriamente.

Mi costringono ogni volta a ricredermi tutte le persone che di contro la vedono come qualcosa di necessario, o quanto meno di utile al tessuto stesso della società. E' come se io uscissi di casa a ringraziare la vecchina seduta nel parco per aver supposto una mia qualche malattia mortale per un po' di pallore sul volto, o se reputassi il lattaio la fonte suprema di latte sulla terra. Ok, quella forse è esagerata come metafora, ma ci siamo capiti spero.

Comunque mi hanno sempre domandato quale sia il mio credo politico, perchè se ne sparo così tante non mi do' alla politica, ed un'infinità di cose collegate al mondo "governo & politica". Alla fine è un bel problema per me tutto ciò, e no, non sto scherzando. Il concetto di "anarchico" è stato così stato sfruttato dalla generazione punk e brigatista che definirmi tale subito porta la gente ad immaginarmi con una bandana ed una sciarpa sul volto mentre agito molotov inneggiando alla rivoluzione. Come se potessi essere il sogno bagnato di qualcuno, ovvio. Cioè sì, potrei. Ma in quel caso non capisco le molotov, se non in discorsi di perverso feticismo.

Non mi sono mai particolarmente interessato alla politica in forma attiva, più che altro in forma passiva. Ho un blandissimo desiderio di conoscere come viene fatta, così come tralaltro non desidero sapere come vengono fatte le salsiccie: se c'è una cosa che ho scoperto, e non son tutte balle i vecchi detti popolari. Preferisco considerare il tutto con abbastanza distacco, nell'ottica che tanto cambia, e che non c'è niente di peggio di affidarsi ad un gruppo di idealisti o di burocrati.

Il giorno in cui vedrò veramente un politico non credere minimamente in quello che dice, ed affermarlo pubblicamente, mi sentirò soddisfatto, e forse inizierò a votare.

Non servono sogni per governare, sul serio.


PS: no, non vi ho detto come vedo io l'Anarchia. Pace.


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[ 04:24 - venerdì, marzo 23, 2007 ]



Derivazioni in Fa

Incurante delle conseguenze, dilapido neuroni vinti all'ultima lotteria del cosmo considerandoli come qualcosa di falso, non del tutto mio; stranamente il destino mi asseconda nel ballo versandomi whisky a buon mercato, un'etichetta mi minaccia di una gradazione troppo alta per la mia cirrosi ma sembro riuscire a venirne a capo con del ghiaccio aumentato, diluito e reso parvenza, illusione. Era una domenica da leoni rigida e macchiata da venerdì notte inoltrato: l'importante era crederci mi ero sempre detto, e così dunque sarebbe stato; in anticipo di due giorni sulla settimana avevo deciso di concludere il mio weekend nella gioia dei sensi. Non i miei però, che non erano al momento disponibili per cause di forza maggiore e di bushmill finito.


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[ 09:27 - sabato, marzo 17, 2007 ]



Diario di uno Psicolabile - Easy Day

Sveglia normale colazione normale doccia normale – un po’ acida ma passabile – apro la porta e sta lì. Capisco, c’è qualcosa che in fondo non cambierà mai, quindi va solo visto da una diversa prospettiva.

Mi metto a testa in giù, è scomodo ma in fondo il pollice opponibile ce l’ho un po’ ovunque, sono i miracoli del nuovo mondo. Niente comunque, è sempre lì, abusivamente in possesso di quella parte che a me servirebbe anche a me. Per le solite cose diamine! Vivere, mangiare, dettagli insignificanti. Mi vibra qualcosa, mi guardo attorno, poi mi calmo: è solo un fremito muscolare, va di moda ultimamente, ce l’hanno tutti e quindi perché io no?

 

Bah, non ha ancora deciso di andarsene, ed anzi ondeggia maggiormente col suo grosso grasso flaccido corpo tubolare, mangiandosi macchine mentre cerco di mettere a fuoco la pizzeria d’angolo. Emana un pessimo odore, mi copre lo speck e provola, almeno quello che io credo sia speck e provola, spero sia speck e provola, una climax dedicata esclusivamente a salumi e latticini è qualcosa che merita ogni rispetto. Ed anche un internamento lampo. Ma per una cosa del genere bisognerebbe stare all’esterno di qualcosa per esserne internati, e qui al massimo mi esternerebbero vista l’attuale situazione.

 

Che per inciso a causa del molle divoramacchine non vedo. E’ difficile vedere qualcosa quando tutto il tuo arco visivo – o quasi – è occupato da una piaga purulenta sfuggita a chissà dove.

Io lo so. Quindi dovrei dire “sfuggita ad io so dove”? Probabile, ma si perde l’enfasi rassegnato-infastidita dell’affermazione, e la muta in saccente-postulante. Un po’ come quest’ultima, tanto per render noto il concetto.

 

Ha dei peli addosso, vederla così da vicino mentre espelle rottami da non so quale apertura mi permette di notare piccoli particolari. Un po’ come le forme dei volti distorti delle ultime vittime, un modo come l’altro per salutare mio fratello e mia moglie. Stanno vicini perché andavano a letto assieme, e visto che mi hanno fatto sentire di schifo, tanto vale che finiscano di schifo anche loro. Io metaforicamente, loro in maniera più letterale, che non guasta mai. Cioè no, loro oramai sono guasti, carne guasta, io al massimo mi sto guastando la giornata finchè ‘sto coso non si sposta dalla strada.

Ho saputo di gente che c’è morta perché il coso non si spostava. Non è la mia situazione, ma volevo solo far capire la drammaticità della mia meschina condizione. Miseranda. No, leviamo miseranda, sennò è troppo pathos.

Stavo dicendo comunque del coso, del robo, del lombricone mangia alberi [le automobili per gioia dei concessionari sono finite nella via, e non si può allungare troppo per le altre. Quindi passa alle suppellettili, agli alveoli del mondo]. E’ come guardare una tenia che si mangia la tua ultima ciambella glassata con un’ecografia. Puoi posarti una mano sullo stomaco, e dire con stupore religioso “Ha scalciato!” e finalmente sentirti un po’ madre anche te. Anche se credo che non si tratti di un reale parto quando te la levano, e non puoi neanche battezzarla né dargli un nome.

…Timmy comunque. Gli/le sarebbe piaciuto. Aveva la faccia da Timmy, nonché la sua stessa fame.

Lui invece è semplicemente coso, mi rompe troppo anche per dargli un termine. E non si sposta ancora, e magari io vorrei andare a lavoro, che ho pronta la tuta isolante e la maschera antigas, che oggi dicono che pioverà veleno dal cielo, come ogni giovedì che si rispetta. Dal bunker corre voce che il governo sta bene, si sono mangiati due esponenti radicali mentre un democratico progressista ha inneggiato all’anarchia facendosi esplodere. Purtroppo l’hanno rimontato subito, chè c’è penuria di automi, ed anche se ogni tanto s’impallano credendosi un misto fra un rivoluzionario ed un kamikaze, una sorta di Che-splosivo mancato, e bum! Qualche politicante clonato in meno. Poi non è malaccio, alla fine basta abituarsi ad una sorta di regime di sopravvivenza. Se non ti spuntano le branchie verso i ventidue, ventitre anni è il caso di farsi vedere che magari la disfunzione genetica non ha ancora creato il giusto mutamento. Troppo poco sole non filtrato pare sia fra le cause dell’attuale ritorno al mondo della razza “umana”: sopravvivono poco, normalmente da neonati inspirano un paio di volte, vomitano gli organi, piangono sangue dai pori della belle, e via belli che morti.

Pessimo spettacolo, ma abbiamo messo i cassonetti appositi per buttare quelli fallati, così la società è a posto: il nostro grado di civiltà è Ok ci dicono dalla regia, la forma massima di governo autoindotto, e quindi poiché noi si crede sempre al notaio non chiediamo l’aiuto da casa e ci accontentiamo del premio di consolazione.

Mio zio finalmente ha lasciato la zona libera – sì, non vi avevo detto che era un parente? Che distratto…Vabbè, comunque capita, dovreste vedere mia sorella. Ugh – e così posso passare liberamente ed andare nella pizzeria, o quello che io voglio sia nella mia mente. La realtà è che mi dicono i medici che questo disturbo della vista continua a farmi confondere le cose, l’ultima volta volevo mangiarmi una meringa di tre chili ed ho sputato una coda pelosa. Difatti devo ancora capire perché la mia meringa miagolasse…ma sono i grossi misteri della vita.

Comunque, buona giornata da qui, se schivo il bombardamento sarò al lavoro in tempo, poi da lì si vedrà



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[ 16:22 - lunedì, marzo 05, 2007 ]



Il Mondo di Oz

Esiste davvero un simile luogo, dove realmente si può sognare liberamente? Esiste un posto qualsiasi dove potere camminare col cuore in pace, scoprire nuove emozioni, nuove esperienze, crearsi nuove domande ed avere la quasi assoluta certezza che una risposta, in fondo in fondo, c’è? Alla fine spesso si fanno sogni troppo grandi per i nostri cuori da contenere, troppo maestosi per essere sorretti dalle nostre ali. E si vedono quelli più piccoli, forse meno colorati, volare liberamente nel cielo, mentre i nostri hanno accumulato in sé così tante speranze che annaspano al suolo incapaci di trovare la spinta necessaria a spiccare il volo, a fare il grande salto nel blu. E ci sono quegli arcobaleni fatti da colori che solo messi assieme mostrano la loro reale bellezza che vogliono semplicemente sciogliersi a metà strada, senza avere la possibilità di completare l’arco in cielo, e raggiungere la loro destinazione. Che magari c’è una pentola piena d’oro alla fine di quel tragitto, ma viene sempre dimenticata a metà strada, perché non si riesce a rimanere accanto, a restare vicini. E tutto quello che si può fare è guardare il cielo, rimboccarsi le maniche, lasciare a terra qualche peso di troppo, separarsi da qualche speranza in più con la promessa di passarla a riprendere non appena si riuscirà a capire come fare, e saltare di nuovo sbattendo le braccia. E si salta, si salta ancora, e si cerca ancora ed ancora di volare. A volte qualcuno ce la fa e si dimentica di tornare indietro, troppo preso da tutta quella vita che gli entra negli occhi aggrappandosi all’anima. A volte invece si cade più pesantemente al suolo, e quelle ali fatte di sogno si spezzano, non desiderando più risistemarsi, non avendo più la forza neanche per guarire. E cosa si fa, cos’altro si può fare alla fine se non asciugarsi le lacrime se se hanno ancora, scrollare le spalle guardando al passato per dimenticarsi del futuro, scegliendo un presente perpetuo che non dia soddisfazioni ma blande certezze, osservando il cielo e gli arcobaleni colorati come piacevoli contorni di una stanca monotonia.. Perché in fondo di tutta questa meravigliosa canzone, di questa terra di Oz fatta di leoni che non hanno coraggio, di uomini di latta che non hanno cuori e di spaventapasseri senza cervello, c’è sempre una Dorothy il cui unico desiderio è sbattere tre volte i tacchi, e tornarsene a casa. Non può volare così alto in un regno che non le appartiene: ha imparato qualcosa, ma è tempo di tornare alla vita, quella vera, perché non si può mai sognare per sempre.. O forse sì, ma crederci davvero è peccato, perché non si sa ancora come fare. Neanche qui. Neanche ad Oz.


Somewhere over the rainbow
Way up high
There's a land that I heard of
Once in a lullaby

Somewhere over the rainbow
Skies are blue
And the dreams that you dare to dream
Really do come true

Some day I'll wish upon a star
And wake up where the clouds are far behind me
Where troubles melt like lemondrops
Away above the chimney tops
That's where you'll find me

Somewhere over the rainbow
Bluebirds fly
Birds fly over the rainbow
Why then, oh why can't I?
Some day I'll wish upon a star
And wake up where the clouds are far behind me
Where troubles melt like lemondrops
Away above the chimney tops
That's where you'll find me

Somewhere over the rainbow
Bluebirds fly
Birds fly over the rainbow
Why then, oh why can't I?

If happy little bluebirds fly
Beyond the rainbow
Why, oh why can't I?





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Rosen.

Rosen

Un quarto di secolo portato tanto male che fra poco diverrà un quartopiùuno, misura inventata per l'occorrenza; pare sia un Gatto, fonti certe attestano sia randagio, declami parentali recitano "un povero idiota". Si tende sempre a credere all'ultima voce rispetto alle prime, ma in questo caso è consigliabile affermare anche che Rosen è un'Ombra. Qualcosa che va bene così. E' Scemo, ed è indubbio, ma è anche Stronzo, ed è assodato. Cinico quanto un Muffin direbbero, ma si scorderebbero d'aggiungere "Vecchio di tre anni e tenuto al caldo". Sì, con i vermi. Quei vermi. Quelli pelosi. Schifo vero? Siete voi che avete letto fino a qui. Ah, se continuate a leggere vi verrà il Cancro. No dai, scherzavo: era prima, ora c'è la Psoriasi. E poi Rosen è una Cuspide. Un quinto Ariete, quattro quinti Toro, con una spruzzata di Leone per ascendente: da spararsi in faccia. Sto continuando a dire cazzate perchè voglio occupare questo spazio. Comunque Rosen è sempre Rosen, vive sempre a Roma, è uno Studente quasi Laureando, ed è considerato un esperto in ogni campo dello scibile umano da sè stesso, soprattutto se ha fumato molto. E lui fuma molto. E beve molto. Anche l'acqua a volte, ma solo se l'ha precedentemente allungata.