Senza titolo
"di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo..."
|
|
[ 14:43 -
Senza titolo "di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo..."
[commenti please] * considerazioni, allegria di naufragi * [ You need to confess ] [ Malkavian Madness Network ]
[ 19:00 -
Scenario - The Indie-Rocker's Solipsism Quanto ti piace scriverti addosso. Ma un minimo di contenuti, invece di questo solipsismo indie-rocker "che merda la vita" ? NattyD Era iniziato tutto così. Qualcuno - amici tipo parenti, ma amici - parlando del più e del meno gli aveva manifestato con una risata di quelle cazzone che c'era qualcosa che non andava nella solita Routine: principalmente i commenti a quello che scriveva, che considerando il suo stesso interpretare quello che scriveva - tanto per ripetersi - pure bozze di bozzetti abbozzati e sbozzati (e considerando inoltre quanto amasse quella definizione per il suono che richiamava...boh, richiamava e basta), l'aveva portato a soffermarsi su un commento. Il Commento. [commenti (7) please] * scenario, pour parler * [ You need to confess ] [ Malkavian Madness Network ]
[ 13:56 -
Diario di uno Psicolabile - Paradoxanoia Considerando che se mi mettessi una barba finta non sarei io, e che se non fossi io la gente non mi potrebbe riconoscere. Prendete una manciata dei vostri Incubi come fosser riso ai Matrimoni. Togliete ogni traccia di sanità mentale da quello che potreste credere il Vero. Fate ogni cosa e fatela gridando, soffrendo, graffiando e tagliando ogni singolo brandello di Vita. Finchè non ci sarà più niente da afferrare che non sia la vostra stessa pelle. Strappate il Derma. Che rimanga solo l'Anima inchiodata a quattro ossa danzanti. E lì, solamente lì, mostratevi per strada, camminate fieri come Scheletri disossati di ogni possibile Malinconia, di ogni possibile Paura. Rimanete gli Scheletri che ogni persona nasconde nei suoi armadi, e rimanendo tali lasciate che la Sporcizia del mondo vi si incastri addosso, vi riformi ogni parte del porto. Diventate VOI la Sporcizia del Mondo. E gridate. Continuate sempre a Gridare tutto ciò che la gente non vuole vedere, finchè non vi sarà un esercito di marionette ammaestrate che vi vorrà arrestare, vi vorrà fermare, o vi vorrà semplicemente seguire come se foste il paradigma di un qualche Dio rinato per puntare il dio al Cielo ed accecare con esso ogni altra Entità che abbia osato rubargli il piedistallo della fama. Solo quando sarete arrivati a questo punto, potrete venire da ME a dirmi che siete Pazzi, che avete visto gli Abissi, che avete capito realmente cos'è la Vita e cosa nasconde agli occhi del Mondo. Fino ad allora, Osservatemi e basta. [commenti (6) please] * comunicazione di servizio, psicolapis * [ You need to confess ] [ Malkavian Madness Network ]
[ 14:31 -
Wolf's Rayne. Sperò tanto da morire di essere stata Scelta per un motivo d'Oro e d'Argento. Una per ogni lettera del suo nome, una per ogni anno della sua vita, una per ogni riflesso sui suoi capelli, una per ogni lentiggine, per ogni neo, per ogni costola incrinata dai calci quando non si chinava in fretta. Ed un giro di cinchia ogni dieci frustate, per non permettere al corpo di scoprire subito i segreti per reggerne l'urto. Un tempo ridendo diceva che i capelli erano colore del Fuoco, ora riusciva a malapena a paragonarli al sangue, a districarli dal sangue, mentre i nei erano oscurati dai lividi, le lentiggini dai capillari spaccati. Odiava tutto di sè, il suo corpo era troppo bello per non fargli far male fra le Sue mani troppo capaci nel colpirle l'anima passando da sopra la pelle. Odiava i capelli troppo morbidi per quanto provasse a nasconderlo, il volto magro di una bellezza da lupi, quei denti appuntiti per l'odio cresciuto nelle gengive, per la voglia di mordere, per l'aver morso ogni volta i legacci di quella maledetta sedia. Ed odiava Lui, l'Odiava con tutto ciò che di più caro c'è al mondo da sacrificare a quel sentimento bruciante; odiandolo, l'amava con la passione morbosa dei cani bastonati che riconoscono il reale Padrone, ne disprezzava il suono della Sua voce ed i brividi che le unghie aprivano nella pelle quando voleva ferirla; ne odiava i morsi perchè erano capaci di farle sanguinare orgasmi inadatti alla sua età, alla sua vita, a tutta quella giovinezza che ogni catena e collare le avevano strappato via. Dolorosamente. Febbrilmente. Selvaggiamente. E forse un tempo avrebbe davvero Potuto fare ogni cosa, vivere in ogni modo, cercare ogni luogo con la gioia negli occhi, con il riso nel cuore, amando quel suono di nome così simile in altre lingue alla pioggia, a qualcosa di fresco che abbraccia. Ma era un altro mondo quello dei Poteva, come quello dei Potrebbe. Ogni potrebbe futuro, ogni poteva passato, separavo un presente di possibilità fallite e cambiate, e quel nome - Rayne - così simile a pioggia, così simile a qualcosa di bello da sentire sulla bocca era diventato uno sputo di sangue e saliva sul volto della gente, chiuso dentro un collare aggrappato con ganci alla spina dorsale, senza speranza di uscire fuori neanche dopo notti d'amore. Perchè chi è stato cresciuto non come uomo ma come Cane prediletto dal proprio Padre, o Padrone, non può capire l'Amore, può capirne solo le rime in Dolore e pensare sia uguale, vada bene così, sia ciò che gli spetta. Non cerca più qualcosa di meglio, il Migliore, cerca solo nei campi e nelle bettole, nei vicoli e nelle strade non più un ballo di Gala, ma un giro di Cinghia e qualche Frustata che le scortichi il cuore, che le lecchi via con una lingua di cuoio il malessere incastrato nel suo cervello. Che ne annulli il nome, la voglia, l'identità. Che la lasci a marcire sperando che - diventando poi nulla, solo humus per terra - possa almeno avere la bellezza dentro di Sognarsi rinata in un fiore. E probabilmente sarebbe una Rosa soltanto nel nome, a prescindere dal profumo che non potrà, ma sarà in grado di emanare. [commenti please] * allegria di naufragi, psicolapis * [ You need to confess ] [ Malkavian Madness Network ]
[ 04:57 -
Il Treno e la Stazione Che non è una favola sia chiaro, ma una summa di pensieri. Una storiella, un racconto, qualcosa che schiarisce la mente finendo su carta, niente di più. Perchè in fondo nella vita si è treni e si è stazioni, e sebbene i primi siano nati prima delle seconde, oramai son le seconde ad avere il ruolo di più vecchie in molti casi. E muoiono entrambi, ma questa è una cosa brutta, e lasciamola andar via.
[commenti (2) please] * pour parler, pensierimmagini * [ You need to confess ] [ Malkavian Madness Network ]
[ 03:02 -
Nervosismo Mese di Maggio. [commenti please] * haiku * [ You need to confess ] [ Malkavian Madness Network ]
[ 00:44 -
Meno Cinque... Tutti evidentemente erano dei disgraziati ma ciascuno lo era in maniera differente, poiché la disgrazia colpisce i miseri, ma con incredibile fantasia nella sorte. Difatti c’era quello che aveva perso la casa e quello che più semplicemente aveva perso le chiavi di casa, c’era quello che aveva perso la memoria e mò non si ricordava neanche più che cos’é che si era perso, c’era quello che aveva perso la ragione… e insieme alla ragione aveva perso anche il torto. E infine c’era quello che aveva perso tempo e mò non c’aveva più tanto tempo da perdere… E difatti fu lui che disse: "Attenzione!"
"Tra cinque minuti comincia la rivoluzione!" "Tra cinque minuti comincia la rivoluzione!" "Tra cinque minuti comincia la rivoluzione!" "Tra cinque minuti comincia la rivoluzione!" "Tra cinque minuti comincia la rivoluzione!"
E nel mentre che s’aggiravano come s’aggirò il famoso spettro per l’Europa, si trovarono a passare sotto le finestre di quelli che una volta dicevano "Avanti Popolo!" E dicevano "Avanti Popolo" perché mandavano sempre davanti il popolo e loro rimanevano indietro, magari d’un passo magari d’un metro perché loro ad andare davanti gli veniva da ridere. E furono questi ultimi che con gli occhi rossi e la morte nel cuore videro lo scompiglio nelle forze dell’ordine che mò non erano più ne forti ne ordinate… Difatti erano scappati i generali, i tenenti, sottotenenti, nullatenenti, perfino i Pompieri di Viggiù da qualche minuto non c’erano più… Per strada c’era soltanto qualche brigadiere in pensione che sventolava la dentiera… Da si sa che anche i soldati sdentati capiscono come va la situazione, e si dissero sottovoce…
"Tra cinque minuti comincia la rivoluzione…" "Tra cinque minuti comincia la rivoluzione…" "Tra cinque minuti comincia la rivoluzione…" "Tra cinque minuti comincia la rivoluzione…" "Tra cinque minuti comincia la rivoluzione…"
Il capo dei capi della polizia e di tutti gli eserciti riuniti stava guardando in televisione un programma sui gamberi in salsa rosa quando ci fu una spiacevole interruzione… il giornalista autorizzato dalla redazione disse che purtroppo il programma del sabato sera, insieme al tirassegno sul negro che passa la frontiera, il telegiornale di Paperino, il Grande Fratello con suo cugino e le olimpiadi di mazza fionda non sarebbero più andati in onda "Perché – disse – saltata è la programmazione…" "Perché tra cinque minuti comincia la rivoluzione!"
Cosi il capo dei capi della polizia e di tutti quanti gli eserciti riuniti per la prima volta nella sua luminosa carriera si sentì di essere la persona sbagliata nel posto peggiore, lui che per tutta la vita era sempre stato cosi tanto sicuro di se, che le parole gli stavano in bocca come famosi quadri dentro ad un museo, adesso invece si vergognava che in una città cosi piena di sole sporcasse il muro con la sua ombra. Cosi quella folla che s’aggirava come s’aggirò il famoso spettro per l’Europa smise d’aggirarsi, si fermò un istante incominciò a fare il conto all’incontrario come si fa la notte di capodanno aspettando e disse…
"meno 5 4 3 2 1" -con un po’ di emozione- "Gentili signori comincia la rivoluzione!" "Gentili signori comincia la rivoluzione!" "Gentili signori comincia la rivoluzione!" "Gentili signori comincia la rivoluzione!" "Gentili signori comincia la rivoluzione!" [commenti (3) please] * allegria di naufragi * [ You need to confess ] [ Malkavian Madness Network ]
[ 10:48 -
Loveless Ho amato come uno stronzo. Ho amato fino a spaccarmi il petto, a piangere, a gridare ed a non volere più amare. Ho amato con successo ed ho amato come un fallito, l'intero arcobaleno di stati d'animo connessi ad una parola me li sono vissuti. Mi sono logorato per amore, mi sono prosciugato per amore, mi sono rinsecchitto, avvizzito, spento, sciolto, corrotto per amore. Ho vissuto l'Amore con la Maiuscola finchè non mi sono accorto che era solo una minuscola con scompensi ormonali; ho cercato di annullare l'amore con tutto ciò che avevo sottomano, dal cinismo all'eutanasia emotiva: ma ha sempre vinto, c'è questo germe dell'amore che vince sempre, ce la fa sempre, attecchisce peggio dell'influenza australiana, peggio della spagnola. Stai fermo, pensi ai cazzi tuoi, e sei innamorato. Anche di un badile inguardabile, ma la ami, la desideri, sei suo ma lei non sarà mai tua. E' come gettarsi contro una parete fingendola di gomma solo perchè non possiamo ammettere la verità. E' malato l'amore che ho provato, che ho avuto, che ho vissuto. Era perfetto, era giusto, e non si dovrebbe mai parlar male dei sentimenti passati, non bisognerebbe sporcarli. Ma se era allora così perfetto giusto, dov'è la sua esistenza non legata al ricordo? Perchè non vi sono più lacrime per ciò che è stato, non vi è più rancore, ma solo prosa e concime? Forse deve lasciare letame dietro di sè l'amore vissuto, altrimenti non si potrebbe rendere fertile il cuore per provare ancora qualcosa, chissà. Forse io stesso dovrei smettere ogni cosa, dovrei realmente smettere di provarci ancora, tentarci ancora, rischiare ancora dignità e decenza pur di poter Amare. Non mi fa bene, non mi farà mai bene, e come sempre è un'inutile parentesi ciò che provo io. Quante volte, dannazione quante volte ci si è dedicati anima e corpo ad una persona che riusciva nella maniera più innocente del mondo a guardarci sputandoci addosso la sua solitudine, come se fossimo validi quanto un'escrescenza, quando un piccolo inutile brufolo da spremersi via? Perchè l'amore, quello vero, è egoismo: se non ce l'hai e lo vuoi la gente può anche marcire e morire, se non è quella giusta e quella amata può esser anche dio o la perfezione, ma non sarà nulla. E c'è sempre, nella mente di chi Ama, questa propensione all'esser nulla, al diventare nulla. L'amore non corrisposto è poesia e lacrime dicono: sì, forse, ma più che altro è il diventare un secchio della spazzatura, un dettaglio. Sei utile se l'altra persona deve buttare qualcosa e non può riciclare, ma non ha voglia di starti vicino abbastanza per capire la possibilità d'essere umano anche te. San Valentino è un Amore da puttane: ti vende sorrisi e ti spara in petto ricordi che vorresti negare od allontanare; comprare qualcosa di dolce, o pensare ad un pensiero innocente viene male in questo periodo: è commerciale, è sforzato, è ingiusto. Ed io ho amato talmente tante volte e talmente tanto male che a volte mi domando se non mi sono dimenticato come si fa. [commenti (2) please] * allegria di naufragi * [ You need to confess ] [ Malkavian Madness Network ]
[ 12:38 -
Leggende Montane Danzava leggera senza sapere neanche cosa fosse la vita. Danzava in quel paese lontano, fra le montagne, sepolto dalla neve d'Inverno e baciato dal sole d'Estate. Sembrava incapace di comprendere sia il bene che il male, così l'unica cosa che faceva era Danzare. Non si ricorda nessuno da quanto tempo oramai facesse così, quanti erano i suoi anni od il suo nome. Era per tutti la Ballerina, la Danzatrice, od ogni altro nome che potesse adattarsi a quella realtà in cui era rimasta incastrata. Aveva gli occhi un tempo celesti, ora glauchi, bianchi: anche nei paesi più belli non si sfugge alla malattia. I suoi vestiti erano quelli di tutto il paese: glieli offrivano loro assieme al cibo, alle cure, ad ogni bisogno. Perchè dava pace alla gente danzando, dava respiro ad ogni angoscia, ad ogni affanno, anche a quelli che nessuno pensava di avere. Mangiava pochissimo, tanto che ci si domandava a volte cosa avrebbe fatto una volta finito di girare in tondo per i campi sorridente a braccia aperte: forse sarebbe morta d'assenza, dell'impossibilità di seguire la sua strada. Se non poteva morire per cause fisiche pensavano, sarebbe morta per un male dell'anima, per la solitudine data dall'assenza dei sogni. Ma per il momento Danzava, e danzando sembrava in pace con mondo. I capelli erano scuri, erano scuri e lunghi, senza età come il suo volto ed i suoi occhi ciechi. Non li tingeva, ma non ingrigivano, non cambiavano mai. Bambini che ora erano Anziani ancora la ricordano danzare quando andavano nella scuola del paese, e nonne raccontano alle nipotine che nei giorni delle loro prime scoperte sui prati o i fienili danzarono anch'esse con lei, come se questo potesse fornire risposte a domande mai dette. Lei non parlava, non parlò mai da quando giunse fino ad ora: Danzava, parlava con l'arte, con il suono, con il rumore dei passi. Era un ritmo che dava parole, immutabile eppure fluido, continuo eppure diverso: solo chi aveva vissuto con quei passi nella mente ogni giorno sapeva riconoscerne le variazioni, interpretarli, e sentire nelle orecchie quella musica che sembrava esser solamente sua. Se mai morì un giorno, nessuno lo sa purtroppo. Lo stesso paesino pare essersi perso nel tempo, nei luoghi, nei confini di qualche stato o governo, nelle nebbie di qualche pianura troppo cresciuta, di una frana, di un'industria, del progresso e della realtà. Ma si dice che da qualche parte la gente non sembri soffrire, che il progresso abbia portato la sua mano senza serrarsi con forza, che esista un paese sperso fra le montagne di un qualche luogo in Europa, dove una ragazza cieca continua a danzare tutto il giorno, circondata da gente che le porta cibo e vestiti; e che quella gente abbia tutto ciò che le serve dal mondo, e non chieda nient'altro. Che siano leggende o meno, basta solo il pensiero del possibile per fare uno zaino e prendere un treno per me. [commenti (1) please] * pour parler * [ You need to confess ] [ Malkavian Madness Network ]
[ 23:07 -
Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti – e scriventi – è talmente tanto casuale da sembrare volontario. Scenario Brucia. Brucia come la pioggia che continua a cadere da quando ho deciso di darmi da fare, di trovare Lo scopo. Non quello generico ambiguo quotidiano, che scivola sulla pelle e sull'anima nei giovedì di fine, che la settimana deve terminare, ma non siamo ancora al punto giusto per poter sospirare. Ed eccoci qui. dicevo. Solo come un cane in mezzo agli annunci di giornale che parlano di lavori stratosferici a stipendi ineguagliabili: la solita trafila per bloccarti a casa a non fare un cazzo, o spedirti in giro a fare fin troppo. E la paga? Chi lo sa. Ma non riguarda me, almeno. In mezzo a quegli annunci stavo sondando il campo alla ricerca di chiunque potesse necessitare non di un qualsiasi pirla respiromunito in grado di parlare correttamente la propria lingua madre ed in possesso di capacità psicomotorie superiori a quelle di una casseruola; per quanto fossi certo che non esistesse, in ogni caso avevo preso in mano la situazione, agitata con foga, ed una volta scarica rimessa a posto. In questa scena il nostro eroe – sempre io - imitava un famoso film facendo volare al soffitto un prezzo alle stelle, tanto per fargli fingere d'essere più serio di quello che recitava nero su grigiocartarovinatapiùmacchiadicaffè, quando lo trovo: Lo scopo. Era piccolo, inutile, dimenticato; era la versione potenziale della mia vita attuale, da qui a cinque anni a questa parte. Cercavano un giornalista di nera, la gavetta più orribile che potesse capitare a chi sa scrivere due parole in croce, o fare anche un ragionamento sensato. Andare in giro per obitori ed ospedali cercando il morto, lo scomparso, il rabbioso e l'ignavo, la feccia di una società che sembra avere sempre più l'intestino sciolto e la fame d'un lupo. Ma erano soldi facili, o puliti, ergo si doveva fare: i soldi in seguito li avrei sporcati nel mio stesso lavoro, assieme alla giacca ed alla coscienza. Brucia, quindi, e bruciava anche il giorno in cui sono uscito per strada, quella maledetta pioggia d'inverno fredda come gli addii; non era primavera in quella città, non lo sarebbe stato mai, e già l'autunno era una speranza ridicola in un'orizzonte disperato. Il pensiero di un guadagno dopo così tanta inattività me lo stava facendo tornare duro, e la donna da tre soldi sotto all'ombrello mi promette di darmi una mano a risolvere i miei problemi. Accelerai il passo, ma solo per il momento: non volevo rischiare di diventare l'argomento del mio ultimo articolo.
[commenti (2) please] * scenario * [ You need to confess ] [ Malkavian Madness Network ]
|
Someone. Dilbert & Dogbert Inkspinster Nuklear Power OOTS TSOALR Weebl and Bob scema By the telephone. utente anonimo in Scenario - The Indie... Rosencranz in Scenario - The Indie... Rosencranz in Scenario - The Indie... utente anonimo in Scenario - The Indie... Believer.
oggi agosto 2009 luglio 2009 giugno 2009 maggio 2009 febbraio 2009 gennaio 2009 --- 2008 --- --- 2007 --- --- 2006 --- --- 2005 --- --- 2004 --- --- 2003 --- Prayers.
allegria di naufragi comunicazione di servizio considerazioni haiku le sedici storie letterina pensierimmagini poetica pour parler psicolapis scenario All alone. Own. Grafica e Html : Fus Parole : Depeche Mode - Johnny Cash - Personal Jesus |