
(prendo una pausa mentale e personale da qui. Appena avrò tempo modo ed argomenti da offrire, li offrirò. Per ora, come si dice in questi casi "scusate il disservizio")
  Rosen, un quarto di secolo portato tanto male che fra poco diverrà un quartopiùuno, misura inventata per l'occorrenza; pare sia un Gatto, fonti certe attestano sia randagio, declami parentali recitano "un povero idiota". Si tende sempre a credere all'ultima voce rispetto alle prime, ma in questo caso è consigliabile affermare anche che Rosen è un'Ombra. Qualcosa che va bene così. E' Scemo, ed è indubbio, ma è anche Stronzo, ed è assodato. Cinico quanto un Muffin direbbero, ma si scorderebbero d'aggiungere "Vecchio di tre anni e tenuto al caldo". Sì, con i vermi. Quei vermi. Quelli pelosi. Schifo vero? Siete voi che avete letto fino a qui. Ah, se continuate a leggere vi verrà il Cancro. No dai, scherzavo: era prima, ora c'è la Psoriasi. E poi Rosen è una Cuspide. Un quinto Ariete, quattro quinti Toro, con una spruzzata di Leone per ascendente: da spararsi in faccia. Sto continuando a dire cazzate perchè voglio occupare questo spazio. Comunque Rosen è sempre Rosen, vive sempre a Roma, è uno Studente quasi Laureando, ed è considerato un esperto in ogni campo dello scibile umano da sè stesso, soprattutto se ha fumato molto. E lui fuma molto. E beve molto. Anche l'acqua a volte, ma solo se l'ha precedentemente allungata.
Psicoautomatismo Somatico

Pensieri circolari
C'è ancora molto da fare.
A volte mi ritrovo a ripercorrere come uno spartito tetragrammato la mia vita, e non riconoscere in quei quadrati e rombi che sono le note una melodia che realmente ho suonato.
Come sono arrivato qui?
E' il paradosso del Folle, o del Cieco; di colui che può camminare senza farsi pensieri, ma che non può vedere con estrema chiarezza il sentiero percorso.
Forse, una di queste notti troverò lo strumento esatto per suonare di nuovo la mia Vita.
Attualmente, non sono troppo sicuro di avere le mani quello giusto per intonare l'attuale.
Spero però.
Shakespero.
Arcobaleni
Quando si pensa che possano esistere solo alla fine della Pioggia, ci sono luoghi ed eventi che prendono la gente, la dipingono di ogni possibile colore che il Mondo ha fornito, lasciando che poi questa scorza variopinta venga riempita solamente di musica, ritmo, sensazioni; emozioni che scorrono grezze e pure come gemme appena estratte, non lavorate, non ripulite, intoccate dalla parte più esterna del cervello, che sono fresche e corroboranti come un ruscello di montagna, strazianti come un tramonto, ed intense come il bianco dell'Alba, prima che si faccia giorno.
E' una sospensione della Realtà, la Par Tot, un mettere da parte ciò che si pensa debba essere, per offrire alla vista ciò che potrebbe essere; una preferenza gridata, suonata, battuta con i piedi e le mani, con il vino e le risate. Si mischia il sotto con il sopra, la destra con la sinistra, ed il Carnevale non è più solo un giorno dell'Anno, non è più l'unico giorno in cui è Lecito Impazzire.
C'è qualcosa della comunione con Dio - o chi per Lui - nella Parata Par Tot: è come se un gruppo di persone decidesse arbitrariamente di mostrare a modo suo come rendere grazie del fatto di esser ancora Viva, facendo vedere a chiunque abbia gli occhi e la voglia di farlo cosa è in grado di fare, senza pudore, senza maschere, senza barriere.
Perchè anche truccandosi il volto, durante la Par Tot si è più nudi che mai: si è Anima e Cuore, che è la Nudità estrema; si è vicini, tremendamente vicini, si fanno cose che non si farebbero in altre occasioni, ci si giustifica dell'assurdità e dei miracoli; o forse, più che altro si Accetta la possibilità che in giorni del genere, possa succedere di tutto, si possa ballare come un cerchio di bestie, seguire carri fatti di rami e cartapesta, si possa esser pezzi di scacchi o frammenti di paure; si possa esser Verdi, Rossi, Bianchi o Neri, mischiando i colori per renderli la nostra unica pelle.
E si possa far tutto ciò che si è chiamati a fare, senza considerare un prima, od un poi.
La Parata Par Tot è un Inno al Presente, all'Ora, è un semplice scrollare le spalle, riderci sopra, ed andare avanti fino a sera; non ci si chiede se ce la si farà, o come ce la si farà.
Whatever, lo si fa e Basta.
E stranamente, o forse logicamente, va bene così.
Tensione

[ Ernesto Pengue ]
Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti – e scriventi – è talmente tanto casuale da sembrare volontario.
Scenario
A streetcar named Delirium
Strada. Lunga, troppo. Deserto. Caldo, troppo. Luci sparse come un stelle scese sulla terra per fare un Rave, un Hotel vanta prestazioni a buon mercato dei propri scarafaggi. True EntomoSex, nel trionfo del grottesco. La macchina c'è, e deve correre. Cadillac, che deve correre, e tanto. Il colore non è un obbligo, ma una percezione.
"Che poi ti stavo dicendo..."
"Niente."
"Eh?"
"Non mi stavi dicendo niente, non parli da mezz'ora, sei strafatto d'acido."
"Beh, mezzora fa stavo dicendo qualcosa giusto?"
"...."
"Quindi, Come ti stavo dicendo MEZZORA FA..."
"Va bene, ho capito il punto. Cosa stavi dicendo?"
"....Dimenticato."
"Fanculo"
"Eheh"
Route XXX, Aggiungere numeri a Scelta. C'era un autostoppista per strada, il cartello aveva una freccia verso l'alto, e fissava speranzoso ogni auto di passaggio sperando che potesse realmente portarlo dove voleva, anche solo per cinque minuti, anche solo con un botto. Ma che fosse grandioso cazzo, che fosse decisamente grandioso. Ma non era serata per il paradiso quel pomeriggio mattutino, era solo una confusione di orari, uno sciogliersi d'orologi sotto il caldo di un Deserto che voleva imitare Dalì.
"Ci sono!"
"Lo so."
"...Cosa?"
"Lo so che ci sei. Stai qui."
"Stavolta sei te quello strafatto di Acido, dovrei guidare io."
"Stai guidando Tu, idiota."
"Oh. Vero. Dettagli."
"...Idiota. Quindi?"
"Quindi cosa?"
"Hai detto che c'eri."
"Sì, lo so. sto qui."
"...Fanculo, va."
"Eheh"
Un Coyote canta Jim White, o forse è il cantante che Ulula alla Radio. Qui si guida da troppo, le percezioni si mischiano e si fondono, abbiamo visto un'altra macchina venirci incontro finchè non ci siamo accorti che era solo una Fata Morgana. Poi guardando bene era un uomo che faceva la Drag Queen due bar fa, nel Deserto. Travestiti nel Deserto, ci potrebbero fare un Film, o forse l'hanno già fatto e la vita è arrivata troppo tardi, come sempre del Resto. Non siamo noi ad essere in anticipo, è la Vita che è in ritardo sugli Eventi. E la Strada si biforca, ma la Cadillac è a colpo singolo, non può fare due cose assieme. O si guida, o si sceglie. Quindi noi abbiamo guidato, e Dio solo sa se è la scelta giusta.
"Tu ci credi?"
"In cosa, in Dio?"
"No guarda, a tua Sorella."
"Beh, a lei no, m'ha fregato dei soldi."
"Bastarda."
"Come me del resto. Comunque...non lo so."
"Non sai se Credi in Dio?"
"Diciamo che lo stimo..."
"E' una battuta Vecchia."
"Anche lui lo è. Uno pari."
"Serio, credi in Dio?"
"Come posso credere a Lui se lui non crede a Me?"
"...."
"...."
Niente risate questa volta, solo la macchina che va. Ancora una volta. E nella notte, quel Rave di stelle sulla Terra sembra quasi un miraggio, una cometa contro cui schiantarsi. O forse è solo un Sogno, e sto parlando da solo sdraiato sul letto pensando all'ennesima vita non vissuta, o romanzando l'ennesima vita vissuta. O forse è tutto vero, e realmente abbiamo guidato nel Deserto. Ma ci sono testimoni per questi eventi? La Sabbia, le Stelle, la Speranza, il Sound. L'ultimo più di tutti gli altri è il testimone forse più attendibile: certe cose hanno un ritmo sbagliato se sono false, ed un ritmo ingrato se sono Vere. Schioccate le dita, e sancitelo voi.
Io non posso fare scelte, posso solo guidare.
Prospettive di Carriera
Io da Grande voglio diventare così.
Venitemi a dire che non è un bel mestiere, ora.